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Polo Universitario Penitenziario

I racconti degli studenti

“Vent'anni fa mi hanno chiuso qui dentro. Da allora mia moglie ha cercato sempre di portare i miei figli ai colloqui in modo da poter mantenere un rapporto con loro nonostante la distanza e il lungo viaggio da Palermo a qui. Dopo qualche anno, però, ho iniziato a rendermi conto che il mio rapporto con loro stava cambiando: in quelle poche ore al mese che ci vedevamo non sapevo di cosa parlargli. La mia vita ristretta in queste mura era piatta e i nostri dialoghi si riducevano a qualche minuto, il resto del tempo prevaleva l'imbarazzo. Allora ho pensato che lo studio potesse diventare quel trait d'union che ci univa nuovamente. Ed è stato così, finalmente avevamo argomenti in comune: loro mi raccontavano dei loro studi ed io dei miei. E questo è ciò che mi ha dato la forza e spinto nella preparazione di ogni esame. Finalmente potevo essere bravo in qualcosa ai loro occhi.” G.A.

“Lì dentro non vedevo l’ora che venisse il lunedì o il martedì per vedere un volontario. Mi bastava solo vedere i suoi occhi e sentire la sua voce e la sua risata e mi sentivo libero, libero da quei cancelli, da quelle sbarre e da quel mondo brutto. Con loro (volontari/operatori) ho riflettuto e provato emozioni e sentimenti che con la bruttezza di quel posto dove sono tuttora non pensavo di trovare più.” J.M.
 
“Quando ora ascolto un Telegiornale capisco tutto ciò che dicono grazie allo studio di questi anni e alla Facoltà che ho scelto: Scienze Politiche. Ho cambiato tanti istituti ma nel Polo di Prato non ci si sente in carcere: i tutor e i professori aiutano ognuno a comprendere meglio ciò che ci circonda.” L.S.

“Ho scelto di iscrivermi alla Facoltà di Filosofia per  sfruttare il tempo in modo costruttivo e per crearmi un futuro migliore quando sarò fuori.”

"L'Università in carcere è una delle poche alternative esistenti in un istituto di pena. La mia esperienza può definirsi "in progress" poichè punto molto sulle relazioni personali quando ricevo tutor e docenti per le mie lezioni e per i miei esami: i rapporti universitari ci consolidano, ci aiutano a capire meglio la realtà esterna dando una spinta anche ai nostri studi.
Non si tratta quindi di impegnare solo il nostro tempo, si tratta di crescere e confrontarsi con gli altri, si tratta di un riscatto che solo pochi al momento possono vedere.
Il carcere ti spinge ad adattarti e il suo sistema di rieducazione è un concetto molto astratto: non ti dà la possibilità di sviluppare il proprio io... Per questo che ho intrapreso gli studi, per avere un aggancio alla realtà, per essere anch'io un soggetto attivo di questo sistema...e il Polo Universitario non può fare che bene a qusto mio percorso."
A.A.

 
ultimo aggiornamento: 03-Mag-2016
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