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Seminario Professor Carlo Sisi

 

 

Il giorno 27 febbraio 2019, presso la casa circondariale di Prato, il professor Carlo Sisi, presidente dell’Accademia di belle arti di Firenze, ha tenuto il seminario dal titolo “Architettura e utopia dall’ ‘800 al 2000”.

 

Si tratta di un argomento estremamente attuale che affronta problemi e prospettive relativi alla convivenza in città sempre più affollate e caotiche. In questo contesto l’architettura moderna si pone come uno spettacolo, una cosa aliena alla struttura architettonica urbana, un richiamo all’emotività e alla fantasia in una società sempre più immersa nella tecnologia e nella freddezza dei rapporti umani.

L’architettura utopistica si pone infatti l’obiettivo di un ritorno alla natura, ad un flusso tra interni ed esterni e per questo deve riuscire a liberare la mente dello spettatore creando nuove prospettive, nuovi mondi nel grigiore della città contemporanea, senza però intervenire in maniera incoerente con il paesaggio circostante. In molti casi diventa essa stessa un essere vivente. Proprio per il loro forte impatto molti dei progetti di architetture utopistiche non sono stati realizzati, altri invece hanno visto la luce molto spesso tradendo il loro intento; tali progetti urbanistici dimenticano infatti l’esigenza prima della funzionalità degli spazi, creando ambienti poco vivibili oppure riservati a pochi. Un esempio è La Scarzuola, località rurale dell'Umbria, dove l’architetto milanese Tomaso Buzzi ha creato una vera e propria "città-teatro" come personale interpretazione del tema della "città ideale". Anche per questo, l’architettura utopistica ha trovato la sua più alta espressione nella realizzazione di spazi espositivi che permettono di realizzare strutture alle volte anche poco funzionali ma che si costituiscono come vere e proprie opere d’arte. Se prima i musei trovavano la loro collocazione in palazzi storici pienamente integrati nella realtà urbana. Così come il Guggenheim Museum realizzato dall’architetto Frank Lloyd Wright, che ribalta questa prospettiva tagliando intorno a sé uno spazio proprio in mezzo alla geometria perfetta delle strade di New York. La sua forma richiama quella di una conchiglia a spirale e l’ampia copertura vetrata permette di mantenere un rapporto con l’esterno. È un vortice in cui il visitatore può costruire una propria esperienza nello spazio, creando una propria esperienza autobiografica.  L’opera d’arte è così subordinata all’architettura.

 

 

Autrice:

M. V.

09 Maggio 2019
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